Letteratura russa del Settecento

Il periodo di Pietro I il Grande segna una svolta radicale nella letteratura come nella storia russa, ma in letteratura la sua portata diventerà visibile solo nel periodo successivo. Alla morte di Pietro I, il divario culturale tra Russia e Occidente, ancora abissale quando egli sale al trono, si è enormemente ridotto. Se fino al secolo precedente l’elemento religioso aveva avuto un peso determinante in un sistema letterario che, malgrado le numerose innovazioni, aveva le sue radici nella cultura bizantina, la letteratura del nuovo secolo s’ispira a modelli occidentali. Costruendo la sua nuova capitale, San Pietroburgo, Pietro fonda un grande mito letterario e dà inizio al periodo pietroburghese della letteratura russa, che si protrarrà fino alla rivoluzione del 1917.

Nel 1710 Pietro introduce l’alfabeto civile, una semplificazione grafica della scrittura in corsivo che la avvicina all’alfabeto latino, tracciando una netta distinzione funzionale tra russo e slavo ecclesiastico. La creazione della nuova Russia, nel disegno dello zar, richiede anche la creazione di una nuova lingua letteraria. Sostenitore delle riforme di Pietro è Feofan Prokopovič, esperto di retorica, teologia e filosofia, autore di una poetica in latino e di un abbecedario grazie al quale i bambini imparano a leggere in ‘semplice’ lingua russa e non più nella lingua della liturgia.

V. Tredjakovskij, in un primo tempo, difende il primato della lingua parlata nella formazione di una lingua letteraria russa moderna, affine a quelle occidentali; propone un tipo di versificazione più aderente ai caratteri della lingua russa ed espone un sistema dei generi poetici.

A. Kantemir è il primo poeta originale russo del secolo, noto soprattutto per le sue satire in rima e in metro sillabico, tra le quali la famosa Na chuljaščich učenie («Contro i nemici dell’istruzione», 1729); traduttore di N. Boileau e B. Fontenelle, contribuisce alla formazione di una nuova coscienza teorico-letteraria, di una letteratura laica moderna.

Michail Vasil’evič Lomonosov 

[Михаил Васильевич Ломоносов] 
(Denisovka, 1711 – San Pietroburgo,  1765)

Michail Vasil’evič Lomonosov, geniale chimico, fisico, linguista, poeta, offre un contributo determinante al rinnovamento della scienza e delle lettere: elabora una nuova metrica, partecipa al dibattito linguistico del tempo con opere normative come la Rossijskaja grammatika(«Grammatica russa», 1757) e il trattato O pol´ze knig cerkovnych v Rossijskom jazyke(«Dell’utilità dei libri ecclesiastici per la lingua russa», 1757), nel quale espone la teoria classica dei tre stili. È autore di epistole, anche di contenuto scientifico, e di odi, alcune delle quali offrono un notevole esempio di poesia filosofica.

“L’atto di nascita” del verso russo moderno, basato  sull’accento e non sulla sillaba, è del 1735, il trattato di Lomonósov

Новый краткий способ к сложению российских стихов
(“Nuovo breve metodo per la composizione del verso russo”).

Con questo trattato Lomonosov Creò le basi della lingua letteraria russa moderna, mettendo a punto il sistema di versificazione tonico-sillabico, ancor oggi prevalente in Russia. Intervenne in ottica classicista all’interno del dibattito sulla “questione della lingua” (quale lingua fosse opportuno usare e in quale genere letterario: lo slavo ecclesiastico più ricco di termini astratti, o il russo parlato, più diffuso e molto diretto). Suggerisce che ai tre stili (alto-sublime, medio, umile) corrispondano tre usi della lingua: lo slavo ecclesiastico per i componimenti più solenni, una commistione delle due per i generi medi, ed una prevalenza del russo corrente per le opere di stile “basso”.

Dando seguito alla sua teoria poetica, compose oltre venti odi cerimoniali solenni, fra cui è notevole la “Meditazione serale sulla grandezza di Dio”. Nelle sue poesie applicò una teoria fonosimbolica, associando le parole con le vocali e, i, ju a sentimenti teneri e le parole con le vocali o, u, y a sentimenti che causavano paura (come rabbia, invidia, dolore, tristezza).

Lomonosov pubblicò una storia della Russia nel 1760. Inoltre, portò a termine un poema epico su Pietro il Grande, basato sull’Eneide di Virgilio.

Il prolifico A. Sumarokov, autore teatrale, scrive anche un’epistola sulla poesia, favole, satire contro la burocrazia, canzoni, seguendo i dettami del classicismo.

La profonda influenza del classicismo francese favorisce l’elaborazione di un sistema di generi letterari: M. Cheraskov, autore di poemi epici di grande successo come la Rossijada(«Rossiade», 1779) e il Vladimir (1785), introduce i generi dell’elegia e dell’epistola in versi, nuovi per la letteratura russa.

si diffonde l’ode anacreontica, specialmente per merito dell’ucraino V. Kapnist, che nella commedia Jabeda («Il raggiro», 1793) denuncia la corruzione del sistema giudiziario.

Il poema eroicomico trova un cultore in V. Majkov, con il suo Elisej ili razdražënnyj Vakch («Elisej o Bacco infuriato», 1771).

M. Murav´ëv e I. Bogdanovič introducono in R. la poésie fugitive (lëgkaja poezija), che i seguaci di N. Karamzin impiegheranno contro la retorica classica.

La favolistica gode del favore dei classicisti, da Cheraskov a Majkov, e trova in I. Chemnicer un fedele cultore.

Il principe M. Ščerbatov, critico dell’occidentalizzazione voluta da Pietro e della corruzione dei costumi di cui essa sarebbe stata causa, scrive il racconto utopistico Putešestvie v zemlju Ofirskuju g. S. švedskogo dvorjanina («Viaggio nella terra di Ofir del sig. S., nobile svedese», 1783-84), quadro di uno Stato ideale e critica implicita dello Stato russo.

Le istituzioni culturali, il sistema di istruzione, il giornalismo e il teatro conoscono un grande sviluppo durante il regno di Caterina II, che, salita al trono nel 1762, intraprende un’opera di riordinamento e di riforme legislative, visibilmente influenzata dal pensiero di Montesquieu. Buona propagandista delle sue riforme, Caterina si presenta come una sovrana illuminata, intrattiene una vivace corrispondenza con gli illuministi francesi, acquista la biblioteca di Diderot, offrendogli l’aiuto economico di cui ha bisogno.

Grande sviluppo riceve il giornalismo. Nel 1759 Sumarokov aveva pubblicato a proprie spese la Trudoljubivaja pčela («L’ape operosa»), rivista letteraria e satirica.

A Mosca Cheraskov imprime la sua concezione classicista della letteratura alle riviste Poleznoe uveselenie («Utile divertimento», 1760-62) e Svobodnye časy («Ore libere», 1763). Si comincia a creare un pubblico letterario anche in provincia.

È però con l’uscita di Vsjakaja vsjačina («Di tutto un po’», 1769) che la situazione muta; la rivista ha un taglio satirico, vi collabora con articoli anonimi l’imperatrice stessa, incoraggiando la nascita di altre riviste di satira dal tono didascalico.

Assai più vivace è la satira nelle riviste di N. Novikov Truten´ («Il fuco», 1769-70), Pustomelja («Il chiacchierone», 1770) e Živopisec («Il pittore», 1772-73), ispirate allo Spectator di J. Addison.

Tra le riviste dell’epoca vanno ricordate anche Adskaja počta («La posta dell’inferno», 1769) di F. Emin, scritta in forma di corrispondenza tra due diavoli, e le riviste vivacemente polemiche di M. Čulkov.

La futura Caterina II fonda (1756) a San Pietroburgo il Rossijskij Teatr, primo teatro stabile russo, diretto da Sumarokov, promuove la traduzione di testi, fa aprire una scuola per attori; il teatro ha un intento didascalico, e i testi stranieri vengono adattati all’ambiente russo perché il pubblico possa coglierne il messaggio educativo.

D. Fonvizin, pur russificando modelli stranieri, dimostra grande originalità nelle sue commedie Brigadir («Il brigadiere», 1769), satira della gallomania della nuova generazione e dell’oscurantismo bigotto della vecchia, e Nedorosl´ («Il minorenne», 1782) che traspone in una situazione tipicamente russa la tradizione del teatro comico europeo.

Il classicismo considera il romanzo un genere basso, a meno che non abbia chiare finalità didascaliche. Fino alla metà del 18° sec. non vi sono romanzi russi d’amore o d’avventure; Emin e Čulkov sono i primi a diffondere il genere. A Emin si deve Nepostojannaja fortuna, ili pochoždenija Miramonda («La fortuna incostante o le avventure di Miramondo», 1763), ispirato alla vita avventurosa dell’autore, mentre Čulkov, nel suo romanzo incompiuto Prigožaja povaricha ili pochoždenie razvratnoj ženščiny («La cuoca avvenente o l’avventura di una donna dissoluta», 1770), si richiama a generi ‘bassi’ come il comico e il picaresco.

Gavriil Romanovič Deržavin 

[Гавриил Романович Державин] 
(Karmači, 1743 – Zvanka, 1816) 

Nell’ambito della poesia s’impone la personalità di G. Deržavin, il poeta più originale del suo secolo, capace di mescolare audacemente comico e sublime, di dare spazio alla lingua ‘bassa’ in un genere ‘alto’ come l’ode, trasgredendo l’idea lomonosoviana di stile elevato.

Accanto alle sue odi più celebri, sono da ricordare le Anakreontičeskie pesni («Canti anacreontici», 1804), i cui temi personali e domestici precorrono il sentimentalismo, e le opere della vecchiaia, ancora piene di vigore e di un gioioso epicureismo.

Sentimentalismo e preromanticismo

Gli eventi politici europei dell’ultimo scorcio del 18° e dell’inizio del 19° sec., come la Rivoluzione francese e le guerre napoleoniche, e in particolare la campagna di Russia del 1812, suscitano nel paese nuove energie intellettuali e politiche.

Aleksandr Nikolaevič Radiščev

[Александр Николаевич Радищев]
(Mosca, 1749 – San Pietroburgo1802)

A. Radiščev, inviato a Lipsia da Caterina II per completarvi gli studi, viene a contatto con le idee che apriranno la strada alla Rivoluzione francese. Il suo Putešestvie iz Peterburga v Moskvu («Viaggio da Pietroburgo a Mosca», 1790), pubblicato anonimo, che deve in parte a L. Sterne la sua tecnica, cerca di applicare alla Russia le idee di diritto e di giustizia sociale e descrive gli orrori della servitù della gleba. L’opera, giudicata pericolosa, costò all’autore l’esilio in Siberia fino alla fine del regno di Caterina. Radiščev è anche un buon poeta e autore di povesti sentimentali, rispondenti al rapido mutamento della sensibilità letteraria.

Favoriscono il diffondersi di un diverso clima letterario le traduzioni di Pamela (1740) e Clarissa Harlowe (1747-48) di S. Richardson, di Tristram Shandy (1760-67) e del Sentimental journey (1768) di Sterne, della Nouvelle Héloïse (1761) di J.-J. Rousseau, dei Leiden des jungen Werthers di J.W. Goethe (1774), dei canti di Ossian e di altre opere del preromanticismo europeo, ormai accessibili al pubblico russo poco dopo la pubblicazione originale.

Sorge il problema di creare una lingua adeguata alla nuova epoca e ai nuovi generi letterari; a circa un secolo dai primi tentativi di codificazione della lingua letteraria russa, si riapre la polemica tra ‘arcaisti’ e ‘innovatori’. L’arcaista A. Šiškov (18°-19° sec.) vede la particolarità del russo letterario nel suo legame con lo slavo ecclesiastico, combatte la confusione tra lingua letteraria e lingua parlata, sostiene che slavo ecclesiastico e russo sono in realtà la stessa lingua nelle sue espressioni ‘elevata’ e ‘semplice’.

L’innovatore N. Karamzin, viceversa, invita a eliminare le parole dotte slave, a scrivere come si parla, orientandosi sulla lingua colloquiale dell’élite intellettuale, influenzata dal francese e da altre lingue europee.

Si formano alcuni circoli letterari: la Beseda ljubitelej russkogo sloga («Conversazione degli amanti della parola russa», 1811-16), che si riunisce da Deržavin e raccoglie i sostenitori di Šiškov, e lo scanzonato e informale Arzamas, di orientamento opposto. Del primo fa parte, tra gli altri, I. Krylov che, dopo aver scritto alcune opere teatrali e aver tentato di far rinascere il giornalismo satirico, trova la sua vena migliore in un genere molto popolare tra la fine del Settecento e gli inizi dell’Ottocento: la favola. Le favole di Krylov, ispirate a J. de La Fontaine ma profondamente radicate nella realtà russa, hanno un enorme successo: la loro satira senza violenza, la morale dettata dal buon senso borghese, la scrittura ironica e vivace, la lingua originale, nutrita di detti e proverbi popolari, piacciono ai contemporanei.

Karamzin

La personalità letteraria che meglio riassume le nuove tendenze che si delineano nel passaggio da un secolo all’altro è però quella di Karamzin, uomo di cultura cosmopolita, aperto a quel nuovo tipo di sensibilità che prende il nome di sentimentalismo. L’opera che conquista a Karamzin la massima popolarità e segna una tappa importante nella formazione della narrativa moderna è Bednaja Liza («La povera Liza», 1792), lacrimevole storia di una fanciulla sedotta e abbandonata, in piena sintonia con il gusto sentimentale. Sarà poi Karamzin stesso a superare il sentimentalismo nelle sue ultime opere, usando anche i toni dell’ironia e del sarcasmo in Moja ispoved´ («La mia confessione», 1802).



Categorie:E07- Il Settecento- inizio della letteratura russa moderna, E07.01- Fra Sette e Ottocento

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