Guido Gozzano, Elogio degli amori ancillari (da I colloqui)

ELOGIO DEGLI AMORI ANCILLARI.

i.

Allor che viene con novelle sue,
ghermir mi piace l’agile fantesca
che secretaria antica è fra noi due.

M’accende il riso della bocca fresca,
l’attesa vana, il motto arguto, l’ora,
e il profumo d’istoria boccaccesca….

Ella m’irride, si dibatte, implora,
invoca il nome della sua padrona:
«Ah! Che vergogna! Povera Signora!

Ah! Povera Signora!…» E s’abbandona.


[p. 18modifica]

ii.

Gaie figure di decamerone
le cameriste dan, senza tormento,
più sana voluttà che le padrone.

Non la scaltrezza del martirio lento,
non da morbosità polsi riarsi,
e non il tedioso sentimento

che fa le notti lunghe e i sonni scarsi,
non dopo voluttà l’anima triste:
ma un più sereno e maschio sollazzarsi.

Lodo l’amore delle cameriste!

(da I colloqui, 1911)

Analisi

Gozzano compose I colloqui tra il 1907 e il 1910, anni caratterizzati soprattutto dal rapporto sentimentale con Amalia Guglielminetti. Risale a questo stesso periodo l’amara consapevolezza dell’incurabilità della tisi, che lo condurrà a una morte prematura.
Nel volume sono raccolte ventiquattro liriche, scelte dall’autore tra le edite e le inedite, divise in tre sezioni: «Il giovenile errore», «Alle sere, come La via del rifugio, un’antologia, ma rispondono a un’idea di fondo, quella di un poema in cui i singoli componimenti riflettano la parabola esistenziale del protagonista, autoritratto e, nello stesso tempo, alter ego del poeta stesso: «mio fratello muto / spettro / ideale di me Non vissi. Muto sulle mute carte / ritrassi lui, meravigliando spesso. / Non vivo. Solo, gelido, in disparte, // sorrido e guardo vivere me stesso» (I colloqui).

«Con Gozzano si afferma per la prima volta in modo consapevole e coerente quel carattere problematico del rapporto fra la poesia e la realtà che nega così il naturalismo pascoliano come le sfarzose messe in scena di D’Annunzio, e che sarà costitutivo di tutto il miglior Novecento poetico. Da ciò l’ambiguità della posizione gozzaniana nei confronti della poesia: da una parte sentita come attività di cui ci si vergogna, menzogna e gioco sostitutivo di chi veramente non vive; dall’altra come l’unico mezzo per appercepire una realtà che come tale sfugge all’individuo biografico privo ormai di un suo ruolo sociale» (Pier Vincenzo Mengaldo).



Categorie:D01.04- Esempi di analisi poetica, D01.05- Archivio di Letteratura italiana, W03.01.04- Letteratura italiana contemporanea

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