Madonna nera di Viggiano – Festa e processione

La Festa della Madonna Nera di Viggiano e la sua processione

Ha l’incarnato olivastro e le fattezze di una madre amorevole che tiene sulle ginocchia Gesù Bambino, è la patrona e regina delle genti lucane così come ebbe a definirla San Giovanni Paolo II e come tale è celebrata e onorata. È la Madonna nera di Viggiano, il cui culto è forse il più sentito in Basilicata e ogni anno è la protagonista di ben due suggestive processioni che si svolgono rispettivamente la prima domenica di maggio (6 maggio 2018) e la prima domenica di settembre (2 settembre 2018).

È una festa, un atto di fede e insieme una grande fatica perché il santuario del Sacro Monte di Viggiano dove è custodito il simulacro, rigorosamente in stile bizantino e rivestito di oro zecchino, è situato nella valle dell’Agri a 1725 metri s.l.m. e a 12 km da Viggiano. La processione prevede lo spostamento della Madonna nera sulle spalle dei fedeli: a maggio la processione parte dal paese e raggiunge il santuario dove la statua sarà custodita per quattro mesi, a settembre la processione fa il percorso inverso riportando la Madonna nera fin giù a Viggiano.

Ma perché nera? Questa singolare rappresentazione potrebbe essere ricondotta alla presenza bizantina in queste terre a partire dal VI secolo. Si narra poi che durante un assedio dei Saraceni i fedeli riuscirono a nascondere la statua lignea della Madonna nera che fu poi ritrovata in una buca posta dietro l’altare della cappella del santuario. E perché la traslazione? Anche qui si sconfina nella leggenda, pare infatti che la statua, una volta terminata la cappella, si trasportò in modo miracoloso fino a Viggiano dove fu eretta la Chiesa Madre, per poi sollevarsi e tornare da sola in cima al Monte.

Entrambe le processioni sono ricche di significato ed estremamente complesse. La traslazione di andata a maggio viene preceduta da una veglia che dura dal sabato precedente fino alle 6 del mattino seguente quando inizia il lungo pellegrinaggio verso il Sacro Monte. Dodici gli uomini che servono per trasportare la teca e diverse le squadre che si alternano lungo il percorso su cui sono abilmente disposti dei “poggi” per poter appoggiare la statua e far riposare i portantini. Sono davvero tanti i fedeli che seguono la processione, perfino qualcuno a piedi scalzi per chiedere una grazia.



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